UNA BRUTTA BESTIA…LA PAURA DI NON FARCELA…!

Se prendesse il sopravvento non assisteremmo a miracoli e imprese degne di questo nome. Ne parlavo l’anno scorso, a Bratislava, con Prossy Mirembe, canoista ugandese che sul difficilissimo canale di Cunovo si classificò settantesima, ultima delle partenti, con un ritardo dalla prima posizione di 163.76. Alle sue spalle solo Kristina Petrovic, serba, che non partì.

Stavo guardando i risultati per vedere se l’Italia si era qualificata e con il mio pass PRESS avevo accesso ad un’area in cui lei, atleta, non poteva entrare. In quell’area c’erano i risultati pubblicati e così mi chiese se potevo guardare a che punto fosse in classifica. Dissi ok, ci presentammo e andai a guardare. Ammetto che riferirle la posizione non fu divertente in un primo momento. Iniziammo a parlare e cercai anche di rincuorarla. Era delusa ma al tempo stesso contenta.

“Avevo paura all’inizio di quest’avventura – mi disse in inglese – ma oggi che sono qui a Bratislava e sono riuscita ad arrivare al traguardo sono comunque felice. La paura non mi ha fermato, ho rischiato, mi sono buttata e qualcosa da quest’avventura ho imparato.” Affrontare il canale di Cunovo non è cosa da tutti. E lei non si è fatta fermare, ha scelto di pagaiare, di andare in canoa e il suo risultato, quello di esserci, l’ha portato a casa.

Quella stessa paura di fallire che, se si fosse presentata in maniera eccessiva, avrebbe impedito a Finlandia, Repubblica Ceca, Russia e Slovacchia di andare ad occupare i primi quattro posti al mondiale di hockey ghiaccio che si sta svolgendo in questi giorni tra Helsinki e Stoccolma. Lassù le dominatrici annunciate erano Stati Uniti e Canada. Tanto vale nemmeno partecipare, rinunciare per paura…!

E invece no, Russia e Slovacchia giocheranno per l’oro, Canada e Stati Uniti si guarderanno il tutto in tv. Russi e slovacchi non hanno avuto paura di fallire. Avrebbero potuto anche fallire ma provandoci invece ce l’hanno fatta.

La paura seppellisce le persone ancor prima della sepoltura stessa. E vivere sepolti è forse una delle cose peggiori che possano capitare, forse più della morte. Ma si può scegliere.

Prossy ha scelto di non farsi seppellire dalla paura e di vivere questa sua avventura, idem Russia e Slovacchia. Chapeau!

Stefano Cipressi a Londra 2012. Ancora Carbonara, ancora Carbonara

PREMESSA DOVEROSA: Questo non è un post particolarmente giornalistico. E’un post piuttosto emozionato. E’un lungo post senza disciplina. Ma vivo. Perchè certe cose si possono raccontare solo così.

La storia di Stefano Cipressi si è arricchita oggi di un altro importante e grande passo. Il SuperCippo ad Augsburg ha lottato, ha tenuto dietro il russo Lipatov e a bordo della sua canadese monoposto ha conquistato la qualificazione all’Olimpiade di Londra 2012. Mi conosce, lo conosco, e ce ne sarebbero di cose da dire.

Parto da quando a Valstagna, tra una gara e l’altra, arrivava con i capelli dai colori più disparati. Quegli stessi capelli che, quando ancora gareggiava in K1, lo caratterizzarono in occasione del campionato del mondo di Praga 2006. Ero a Milano, in redazione a Sportitalia, e seguivo il live della sua gara su internet. La fotina della grafica era quella in cui lui era ritratto con capelli decisamente improbabili. E ricordo bene quanto io, allora, ritenevo improbabile di vederlo davanti. E invece…consentitemelo…STI CAZZI!

Lo vidi balzare al primo posto nella prova del K1 slalom, campione del mondo, campione del mondo, campione del mondo…MAGARI!!! Perché poco dopo una decisione che ancora non si è capita portò la giuria ad assegnargli una penalità di 50 secondi per salto di porta (2 secondi di penalità invece per tocco di palina) e a relegarlo in decima posizione. Solo un ricorso azzurro ristabilì l’oro mondiale per una gara che il buon Cippo, in quel 2006, non riuscì a godersi appieno. La raccontai con passione, allora. Forse troppa. Nell’articolo, lungo, che riporto al termine di questo post raccontai addirittura di una carbonara che, da addetto stampa FICK, lasciai freddare nel piatto per tutto ciò che accadde. Non fu molto professionale e i soliti avvoltoi mi attaccarono sul web. Ma a distanza di sei anni ciò che mi lega a Stefano Cipressi, ciò che ci ha unito, è stata un’altra carbonara. Ebbene si. Ma andiamo con ordine.

Dopo il 2006 ed il titolo mondiale Stefano Cipressi si gode il momento ma al tempo stesso sembra quasi perdersi. In più di un’occasione sfiora il risultato, in altre non riesce ad esprimersi e in molti guardano al bolognese come ad un ex campione. Lui fatica, non lo nega, ma non si perde d’animo e nel 2009 vince il titolo italiano. Nel suo diario al sito www.stefanocipressi.it scrive questo:

Stefano Cipressi e le pulsazioni cardiache. Quelle in aumento oggi, durante la sua gara.

Ieri ho vinto il Titolo di Campione d’Italia. Forse non importerebbe scrivere altro. Così però negherei quello che c’è dietro un atleta. Mi riferisco a persone. Persone che sono grandi quanto l’atleta.
Cancello tutto e rinizio a scrivere: ieri ho visto piangere una persona, una oltre a me.
Poi ho visto persone emozionarsi ed essere felici. Il Mondo mi è sembrato più umano,
Più semplice, è stata una sensazione, è un incanto.
Non dura tanto, la matassa presto ti ringloba nel turbine della confusione. Ma fortunatamente ci sono persone. Quelle persone di prima. Quelle che piangevano.

Grazie all’emozione che ho letto sui loro occhi e ascoltato per telefono il significato della gara perdura fino ad oggi, integro e sano.

Forse è proprio questo a rendere imprevedibile la trama degli eventi che accadono.
Sono emozioni.

Spettacolo. Nel 2010 è bronzo a Tacen e al mondiale a squadre è nuovamente terzo assieme a Daniele Molmenti e Diego Paolini. C’è un problema però, c’è ancora un problema…Stefano Cipressi vince in K1. A due anni dall’Olimpiade, a un anno dalle selezioni la svolta. Decide di passare al C1. Pazzo diranno in molti, finalmente diranno altri. Io dico: “CHE COGLIONI”, esclamazione ambisenso: Che coglioni nel senso di coraggioso; ma anche che coglioni nel senso di che palle, cambiare nuovamente proprio adesso, ma chi te lo fa fare.

Stefano agisce e non parla. Si laurea nel frattempo (mica coriandoli), con l’addetto stampa FICK parla poco e glielo dice a chiare lettere perché il suo prepararsi è fatto di tanti fatti e poche parole. Ok, capisco. E incarto.

Bronzo a squadre nel K1 a Tacen 2010

Poi un giorno passeggia per Valstagna, pagaia in mano. Valstagna d’inverno non è assolatissima e per uno abituato al sole, sempre, può fare un po’di tristezza. Stefano Cipressi si deve allenare per le Olimpiadi cazzo, il sottoscritto lo invita poco prima di pranzo per un aperitivo. Accetta, si va anche a pranzo assieme, con una terza amica. Pomeriggio di belle chiacchierate, per una volta si parla anche di altro oltre che di canoa. Very good. La cucina alla fine è un tripudio di colori e di profumi e Stefano Cipressi campione del mondo 2006, intento a preparare l’avvicinamento alle selezioni per Londra 2012, accetta di preparare una carbonara. L’ho invitato a pranzo e l’ho fatto cucinare perché, da buon emiliano, mica può accontentarsi della cucina veneta. Ne ho approfittato, lo ammetto, ma il pomeriggio è stato davvero divertente. E involontariamente mi sono ritrovato di fronte ad un’altra carbonara, buona anche se mancante di alcuni ingredienti necessari visto che il frigo del sottoscritto era praticamente vuoto. Carbonara mangiata, allenamento saltato o dimezzato, qualche senso di colpa ma…un pomeriggio di vita!

P.S. Stefano ha anche provato a vestire i panni di giocatore di hockey ghiaccio. Senza pattini ma solo per provare a vedere come si sta con 5 chili di roba addosso. Ma per stavolta le foto non le posto. Le tengo ancora un po’in ghiacciaia ;-)

Stefano Cipressi

Avanti allora, a Bratislava, mondiali 2011, Stefano Cipressi è teso. Il cambio di mano nel C1 non è manovra abitudinaria per molti. Forse solo lui la mette in pratica; meglio così dice, l’ideale sarebbe pagaiare su entrambi i lati ma…CHI DEFINISCE CIO’CHE E’IDEALE. Stefano Cipressi è così, rimane sé stesso. Lo stesso che sale e scende dal podio mondiale 2006 per colpa dei giudici, lo stesso che ritorna primo, lo stesso che cade e si rialza, lo stesso che passa dal K1 al C1, lo stesso che non parla ma agisce, lo stesso che sfancula mezzo allenamento per una carbonara (ma poi ne fa quattro per recuperare, intendiamoci), lo stesso che SENTE ciò che è.

E che dopo aver fallito la qualifica a Bratislava ci riprova, con dedizione e caparbietà, fino ad Augsburg 2012. Si concentra, cresce, pagaia e va, va a Londra 2012.

CAZZO CHE FELICE CHE SONO PER LUI. Non mi risponde per tutto il giorno. Poi la sera risponde al cell mentre assieme a Laura passeggia, godendosi questo momento, prima della festa. GRAZIE, TE LO MERITI CIPPO. Solo questo c’è da dire.

E’una storia, la sua, che ha ancora tanti capitoli da scrivere e che a Londra avrò il piacere di commentare per Sky Sport. Sapere che anche lui sarà della partita mi rende ancor più felice. Ridendo e ovviamente scherzando, un po’di tempo fa, gli avevo detto che se non riusciva a qualificarsi per Londra avrebbe potuto provare a fare il commentatore tecnico in tv. Lui, COL CAZZO CHE HA RISO QUELLA VOLTA!

Adesso ride, adesso sì, pensando comunque a Londra. Perché lui, per quel che lo conosco, è così.

MORALE DELLA FAVOLA (secondo me): credici, credici se lo senti. Credici anche se vai contro tutto e tutti. Credici, circondati di persone buone per te e credici. C’è il rischio di fallire. Ma se, come in questo caso, riesci, beh…NE VALE LA PENA, SPETTACOLARMENTE TANTO CHE NE VALE LA PENA!!!

Grande Cippo. Grandissimo. Sono felice per te. Adesso a Londra, te la sei meritata!!!

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Dal sito www.federcanoa del 2006

Il racconto del 2006

05/08/06 – STEFANO CIPRESSI CAMPIONE DEL MONDO: IL RACCONTO DI UNA GIORNATA CAMPALE 5/8/2006, Un turbinio di emozioni e alla fine l’oro.

L’Italia della canoa fluviale ha vissuto oggi una vera e propria giornata campale. Così recita il sito ufficiale del campionato del mondo di slalom:

‘’Cipressi (K1-M) won the war of referees’’, tradotto ‘’Cipressi vince la guerra degli arbitri’’.

A noi suona meglio così:’’Stefano Cipressi vince il campionato del mondo di canoa slalom’’. E da qui partiamo con il nostro racconto.

I RISULTATI ODIERNI Grande prova sulle acque della Moldava per i pagaiatori azzurri. Stefano Cipressi (a sinistra in alto da foto ansa, Luciano Buonfiglio, Stefano Cipressi e Mauro Baron) conquista la medaglia d’oro, risultato mai conseguito da un atleta azzurro ad un mondiale. La prova del pagaiatore bolognese si tinge d’oro grazie a due splendide manche esenti da errori (1:38:67 il tempo della prima, 1:43:35 quello della seconda). 2.47 il ritardo del francese medaglia d’argento Julien Billaut, terza piazza a 2.76 per Campbell Walsh. Ottima la prestazione anche dell’altro azzurro, quel Diego Paolini(in foto) che dopo il bronzo all’europeo di L’Argentiere la Bessèe sfiora il podio chiudendo al quarto posto il mondiale di Praga. 3.76 il ritardo dalla vetta, pesano però i 4 secondi di penalità per l’azzurro che senza tocchi di palina avrebbe potuto ambire a ben altri risultati.

Daniele Molmenti vola tra le onde fino alla penultima porta, poi pasticcia a pochi metri dal traguardo e scivola in 34esima posizione. Sfiorano la finale anche Erik Masoero e Andrea Benetti nel C2, disturbati in semifinale da un fastidioso vento contrario che li relega in 14esima posizione.

LA VICENDA

Una medaglia d’oro, sudata come mai prima d’ora. Stefano Cipressi già sul podio viene invitato a scendere e a riconsegnare la medaglia. Sbigottimento, poi il chiarimento: 50 secondi di penalità alla porta numero 21 e addio oro. L’Italia non ci sta, chiede spiegazioni, chiede chiarimenti, chiede ma nessuno sembra voler stare a sentire. Nel frattempo si scopre che è la Francia del momentaneo argento Billaut ad avere presentato ricorso. Il Presidente FICK Luciano Buonfiglio(in foto), il segretario generale Giuseppe Brunetti, Marco Caldera e Romana Vilimovska, rappresentante dello settore tecnico FICK di madrelingua ceca presentano prontamente un contro ricorso. La vicenda si protrae fino alle 21, poi la telefonata e la notizia.“Abbiamo vinto – afferma soddisfatto ed esausto Luciano Buonfiglio – siamo campioni del mondo”.

LA GIORNATA

L’incredibile giornata raccontata da www.ansa.it

ORE 19:30 – L’ITALIA VINCE L’ORO

ORE 20:58 – L’ORO E’SOSPESO, SGOMENTO ITALIA

ORE 21:32 – LIBERAZIONE, MONDIALI DI CANOA: L’ORO E’DI CIPRESSI

L’ATTESA

Sul sito ufficiale della manifestazione, si attendeva la comunicazione definitiva. Attesa spezzata dalla seguente comunicazione:

Cipressi (K1-M, in foto) won the war of referees

‘’Stefano Cipressi from Italy won the World championships of K1 at 2006 ICF Slalom World Championships in Prague-Troja in a time of 202,02 s (2), but his title had to be confirmed by jury after the protest from the team of France.
The second place belongs to Julian Billaut from France (204,49 s – 0) and on the third place finished Campbell Walsh from Great Britan in a time of 204,78 s (0).

Stefano Cipressi vince dunque il titolo mondiale 2006 nel K1 con il tempo totale di 202,02, titolo confermato dalla giuria che non ha accolto la protesta della Francia.

Stefano Cipressi e Aniello Ricciardi

L’ENIGMA DELLA PORTA 21

E’la porta ventuno il passaggio incriminato. In quel punto sono 3 i giudici titolari della paternità delle decisioni. 3 giudici per controllare le porte 19-20-21. Al passaggio di Stefano Cipressi nessuno dei 3 ha rilevato penalità. Zero secondi in più all’azzurro; il problema sorge diversi minuti dopo quando uno dei giudici titolari delle successive due porte, la 22 e la 23, avanza l’ipotesi che Cipressi, alla porta numero 21, si sia reso protagonista di un salto di porta. La Francia avanza dunque ricorso e per l’Italia è un brutto colpo da assorbire. Non si scompone il team azzurro, Stefano Cipressi è sbigottito, trascinato giù dal podio con fiore e medaglia già al collo…Diego Paolini, ironia della sorte, avrebbe di che gioire. Penalizzato con 50 secondi Cipressi, il suo quarto posto diventerebbe medaglia di bronzo e l’oro andrebbe a Julien Billaut(in foto). Ma questi ragazzi sono uniti e Paolini rimane incredulo (dalla tensione riuscirà a ultimare le sequenze dell’antidoping solo alle 22, a conferma dell’incredibile apprensione) unendosi a Cipressi in compagnia di Molmenti e di tutto lo staff azzurro. Il controricorso è presentato, la mediazione linguistica di Romana Vilimovska risulta essere fondamentale. Non c’è pericolo di fraintendimenti, Romana conosce alla perfezione l’idioma di Praga, Luciano Buonfiglio l’ha voluta al suo fianco anche per questo: scelta azzeccata. La giuria vede e rivede il tutto, poi decide. Stefano Cipressi è campione del mondo, l’Italia può esultare.

LE PAROLE DI MAURO BARON(in foto)

’E’stata un’attesa stremante, sono contento ora per il risultato storico conquistato dall’Italia, sono contento per Stefano Cipressi, sono soddisfatto di quanto messo in acqua da Diego Paolini, sono convinto che Daniele Molmenti, senza quell’errore alla 21, avrebbe potuto entrare in finale e lottare per una medaglia. La giovane età di questi tre ragazzi è un’arma a loro favore, devono continuare su questa strada intrapresa. Il gruppo è compatto, hanno conquistato un risultato storico già ieri nella prova a squadre, oggi la conferma del valore del gruppo, sviluppatosi grazie al clima che si è creato e al lavoro di sinergia svolto dalle parti chiamate in causa. Sono felice anche per quanto fatto vedere da Erik Masoero e Andrea Benetti. La fortuna oggi non è stata dalla loro parte ma a Pechino e l’anno prossimo, al mondiale in Brasile, la loro sarà sicuramente una gara finalizzata alla conquista di risultati importanti, ne sono convinto. Domani Fulvio Fina e Stanislav Gejdos nel C1 possono far bene. Le medaglie sono obiettivamente difficili ma il loro è un percorso di crescita che sta proseguendo secondo i programmi, c’è tempo per far bene. Cristina Giai Pron deve solo fare ciò di cui è capace. Se mette in acqua una semifinale pulita la nostra Cri costringerà tutte le altre a non sbagliare. Domani ci aspetta un’altra giornata importante, speriamo in bene.’

FINALMENTE, LA NOTIZIA

STEFANO CIPRESSI E’CAMPIONE DEL MONDO

PER LA PRIMA VOLTA NELLA STORIA, L’ITALIA CONQUISTA L’ORO MONDIALE

L’impresa riesce a Stefano Cipressi, 23 anni bolognese in forza alla Marina Militare;

Con due manche perfette e senza errori, Stefano Cipressi si laurea campione del mondo di canoa slalom nel K1, titolo conquistato oggi sulle acque di Praga (Repubblica Ceca). 1:38:67 il suo tempo nella prima prova, 1:43:35 nella seconda manche, riscontri cronometrici che gli permettono di conquistare l’oro. Seconda piazza per il francese Julien Billaut, staccato di 2.47, terza piazza per il britannico Cambpell Walsh, quarto l’altro italiano in finale Diego Paolini.

“Sono felicissimo, è una sensazione fantastica – ha dichiarato subito al termine della gara Stefano Cipressi – due manche splendide, stavo bene fisicamente e mentalmente e in acqua mi sono divertito. Dopo l’argento di ieri eravamo caricatissimi e vincere così è un qualcosa di straordinario. In acqua mi sono divertito ed è questa l’essenza di uno sport che dà grandi emozioni. Ringrazio la Federazione, la Marina Militare e chi mi ha aiutato, non me l’aspettavo, sono felicissimo”.

Mai in 29 edizioni di un campionato del mondo l’Italia era salita sul podio nel K1 maschile individuale. Nemmeno Pierpaolo Ferrazzi, icona della canoa fluviale, oro a Barcellona 92 e bronzo a Sydney 2000 era riuscito a mettersi al collo una medaglia mondiale.

Stefano Cipressi compie dunque una vera e propria impresa. Campione del mondo ad appena 23 anni (è nato a Bologna il 25/11/1982), cresciuto nel vivaio del canoa club Bologna è dal 2003 portacolori della Marina Militare. Campione italiano junior nel 2000, il 2004 è stato per lui l’anno più importante in termini di risultati, preso il posto in squadra nazionale ha partecipato alla seconda qualificazione Olimpica. Alle gare di Coppa del Mondo si è classificato primo alla Finale di Coppa del Mondo di Bourg St. Maurice (fra), BRONZO agli Europei under23 a Cracovia (POL) e BRONZO in Classifica Finale di Coppa del Mondo, quarto alla gara di Coppa del Mondo di Augsburg (Ger). Nel 2005 medaglia d’argento agli europei under 23 e bronzo agli europei assoluti, campione italiano a squadre.

Atleta polivalente, webmaster del sito www.stefanocipressi.it, oltre ad allenarsi duramente Stefano Cipressi ha lavorato ad un progetto di ricerca sulla costruzione di una canoa da gara che ha preso il nome di B-Split.

In questo 2006 ha affinato tecnica e dinamica di pagaiata provando in più di un’occasione anche in C1 per poi tornare con ulteriori motivazioni al suo primo amore, il kayak. Dopo l’argento conquistato ieri nella prova a squadre con Daniele Molmenti(in foto) e Diego Paolini, la seconda medaglia mondiale, la più importante. Diego Paolini conquista il quarto posto.

Nella prova a squadre ha rischiato e non poco Stefano Cipressi; un’onda traditrice aveva messo in seria difficoltà il pagaiatore bolognese, ad un passo dal capovolgimento. “Cipo”però ha affondato la pagaia in acqua, fatto leva su braccia e addominali ed è riuscito a rimanere in posizione, trovando ulteriore carica e motivazione. L’analogia con quanto accaduto 14 anni fa a Barcellona è tanto strana quanto curiosa: all’Olimpiade di Barcellona Pierpaolo Ferrazzi compì lo stesso gesto, a pochi metri dal traguardo per rimanere in posizione, poi conquistò l’oro. Stefano Cipressi ha fatto lo stesso portando a casa la medaglia d’oro; Pechino 2008 non è lontana, Stefano per i prossimi 365 giorni sarà il campione del mondo in carica, l’anno prossimo, in Brasile, il campionato del mondo 2007 lo attende a braccia aperte.

PIERPAOLO FERRAZZI

Pierpaolo Ferrazzi, contattato telefonicamente prima della riconferma dell’oro aveva invitato gli slalomisti e le slalomiste azzurre a non mollare, più rilassato, tranquillo e felice forse di non aver pagaiato invano per anni e anni. Anche grazie a lui i giovani della canoa stanno crescendo.

MAI CARBONARA FREDDA FU PIU’BUONA

Cari amici di www.federcanoa.it, da Milano ho seguito tutta la vicenda, ho inviato comunicati nell’immediato dopo gara felice per l’oro di Stefano Cipressi; ho ingoiato un amaro boccone quando Luciano Buonfiglio mi ha contattato telefonicamente dicendomi ‘C’è un casino pazzesco, hanno dato un 50 a Cipressi…(silenzio)…non è possibile, faremo ciò che è nelle nostre possibilità per venire a capo di questa situazione’. Incredibile, chiama e telefona, scrivi e rifletti. La notizia data in precedenza era da rivedere completamente, dalle stelle alle stalle; solo in parte però, la prova di Diego Paolini poteva tingersi di bronzo, sconforto e gioia, delusione e speranza. Che fare? Niente, da Praga nessuna nuova, il retroscena va raccontato. Giornata estenuante anche per il sottoscritto, si va a mangiare, spaghetti alla carbonara in puro stile italiano. Arrivano in tavola, arriva la chiamata tanto attesa da parte di Luciano Buonfiglio; due parole, entusiaste e gioiose:’Abbiamo vinto’. Chiama, scrivi, contatta e la pasta lì, fredda. Mai pasta fu più gustosa, credetemi, Stefano Cipressi è campione del mondo, mai notizia mi saziò di più’

Johnny Lazzarotto

lazzarotto@gmail.com

Lizzie e Darcy. Morire facendo sport.

Lizzie Watkins, bellissima ventiquattrenne australiana e giocatrice di hockey prato, muore in campo colpita da una palla alla testa durante una normale azione di gioco. Terribile, un qualcosa che mi fa tornare alla mente quanto accadde alcuni anni fa sul ghiaccio di Asiago. Prima partita di campionato con Darcy Robinson, una delle realtà più attese dell’hockey in Altopiano che crolla in campo, fatica a riprendere conoscenza e muore poco dopo. In quell’occasione fu un malore, non un colpo simile a quello che ha ucciso Lizzie.

Ma sono entrambi episodi in cui lo sport è costretto a fermarsi. Sono episodi difficili da spiegare, difficili da comprendere, impossibile direi. Di fronte a fatti come questi ci si interroga. L’hockey prato ad esempio si chiede ora se sia davvero arrivato il momento di rendere obbligatorio l’uso del casco anche per i giocatori e le giocatrici, e non solo per i portieri.

Un casco che avrebbe potuto salvare Lizzie. Ma con i se e con i ma lo sappiamo…purtroppo non si va da nessuna parte. Darcy e Lizzie sono solo due dei tanti giovani che muoiono facendo sport. Spiegazioni sono difficili da trovare; li si può solo ricordare.

E tu chiamale se vuoi…emozioni!!!

Emozionarsi…a volte può diventare insopportabile! Il fatto è che puoi provare a resistere alle emozioni, puoi trattenere le lacrime di gioia o commozione. Ma dentro ci sei, ci sono. E trattenerle rischia di farti implodere, e poi esplodere. E allora via a lasciarle libere. Fare sport è in un certo senso emozionare. Sarebbe sempre bello farlo nel bene ma non è possibile averne la certezza. La partita va giocata, a volte vinci, a volte perdi. E quando vinci è giusto gioire; quando perdi è inevitabile soffrire. Sapendo però che quasi sempre ce n’è un’altra, subito dopo, ad attenderti. Stimolante, da affrontare imparando dall’esperienza accumulata nelle precedenti sfide. Raccontare sport è lasciarsi avvolgere dalla partita, emozionarsi e raccontarla, cercando di trasmetterla a chi guarda e ascolta nel modo più vivo possibile. Per quanto riguarda de Coubertin, d’accordo su tutto ma…parere mio…partecipare va bene! Vincere però è ancora meglio. Consapevoli che si può perdere. Alle Olimpiadi credo saranno davvero tante le emozioni. E allora prepariamoci a viverle tutte, perderle sarebbe un peccato.

E allora bando alle ciance e via con le emozioni che ci avvicinano a Londra 2012. Immagino l’emozione provata oggi dai giocatori azzurri della nazionale italiana di hockey ghiaccio impegnati a Stoccolma nel campionato del mondo. Azzurri dati per sconfitti in partenza e che oggi, invece, sono riusciti a sconfiggere all’overtime la Danimarca (Leggi il report ufficiale del match dal sito www.iihf.com). Un’impresa, visto che dal 1999 ad oggi, nelle ultime quattro sfide giocate dagli azzurri contro i danesi sono arrivate sconfitte dal passivo pesante: 5-3, 5-0, 5-2, 6-2. GIOIA ITALIA. Delusione Danimarca. Emozioni! (Photo: Andre Ringuette / HHOF-IIHF Images).

Immagino la gioia provata oggi da Fabiana Sgroi e Alessandra Galiotto, canoiste azzurre che battono tutte le avversarie nel K2 500 conquistando la possibilità di rappresentare l’Italia agli europei di Poznan e provare a qualificare la barca per l’Olimpiade di Londra 2012. Fabiana e Alessandra, azzurre che vinsero a Racice l’argento nel K2 e che da lì salirono sul K4 di Pechino andando a perdere però l’intesa nella barca doppia. Quell’intesa oggi sembra essere tornata, l’auspicio è che riescano a staccare il pass per l’Olimpiade londinese. Immagino la delusione provata da Stefania Cicali e Susanna Cicali, sorelle della canoa italiana che per il momento vedono fermarsi il loro sogno di gareggiare in equipaggio a Londra. La stessa delusione provata da Andrea Facchin e Antonio Scaduto, medaglia di bronzo a Pechino ma out dal discorso qualificazione avendo fallito il risultato in occasione delle selezioni di Milano. A cercare di qualificare il K2 1000 saranno i giovani Nicola Ripamonti e Matteo Florio (Leggi le convocazioni azzurre dal sito www.federcanoa.it). Emozioni! (Photo: Federcanoa).

Immagino la gioia dei tifosi juventini, immagino la delusione dei tifosi milanisti. Emozioni!

Lo sport è questo. Lo sport è una “vita” in miniatura. Apre le porte all’emozione; quella stessa emozione che se sei fortunato e hai l’atteggiamento giusto la vita ti offre a piene mani. Ad ognuno la scelta di come viverla! Buone emozioni, Londra è vicina!

Farfalle d’oro…ad ali aperte verso Londra 2012

Le farfalle azzurre, d'oro, dal sito http://www.rgwcup2012pesaro.com/IT/default.aspx

La morte scuote il mondo dello sport con la tragedia che ha stroncato in maniera improvvisa la vita del giocatore del Livorno Piermario Morosini. Uno sport, il calcio, che oggi si è fermato e che ha costretto tutti a fermarsi per riflettere. La vita ora c’è, poi chissà.

E allora lo sport che oggi avanza e che va avanti mi spinge a guardare con ammirazione l’impresa della nazionale di ginnastica ritmica che a Pesaro, in Coppa del Mondo, ha messo in pedana un esercizio da 9650 punti su un massimo di 10000. Le Farfalle iridate guidate da Emanuela Maccarani (Elisa Santoni, Elisa Blanchi, Anzhelika Savrayuk, Romina Laurito, Marta Pagnini e Andreea Stefanescu) vincono la medaglia d’oro nella finale ai tre nastri e due cerchi sulle note del Guglielmo Tell di Rossini.

“L’Italia è una squadra che non si arrende mai nonostante gli errori e gli ostacoli – ha detto il capitano Elisa Santoni nell’intervista riportata nel sito www.gazzetta.it – e anche se abbiamo sbagliato alle cinque palle non ci siamo perse d’animo e, come sempre, abbiamo cercato il riscatto. Io tornavo in pedana dopo un infortunio e avevo il timore che certi meccanismi potessero risultare diversi. Invece questa è una squadra con un carattere pazzesco. È molto unita e mi ha sostenuto, aiutandomi a tornare presto in forma. Gareggiare davanti al pubblico italiano che ha riempito gli spalti di bandiere tricolori ci ha dato una carica incredibile. Per noi è un grande onore perché significa che il nostro lavoro e i nostri risultati sono apprezzati da tanta gente e contribuiscono ad avvicinare le bambine a questa disciplina”.

In Italia lo sport non è solo il calcio. Rispetto e cordoglio per la scomparsa di Morosini. Ma oggi scelgo anche di godere dell’impresa di queste straordinarie farfalle azzurre, lontane spesso dai riflettori ma non per questo seconde ad altri sportivi più titolati. Lo sport delle cosiddette “discipline minori” regala storie e momenti indimenticabili, belli, che fanno sorridere e riflettere. Con l’avvicinarsi di Londra è fantastico scoprirne sempre di più.

Bubba e Vale. Sorpresa da una parte, lontano e deluso dall’altra…!

Bubba Watson vince, Valentino Rossi per ora no.

Bubba Watson vince a sorpresa, Vale Rossi è deluso e molto lontano. Sono le due facce della medaglia sportiva odierna che nel sito www.corriere.it vengono raggruppate in un’unica spalletta grafica. E’il bello dello sport, di un Bubba Watson che vince e festeggia abbracciando la madre e di un Vale Rossi che perde e si incazza con gli ingegneri.

Watson (278) si è imposto al secondo turno dei playoff sul sudafricano Louis Oosthuizen. Terzo l’americano Phil Mickelson (280). Francesco Molinari chiude col punteggio di 288. Edoardo Molinari a 299. Attardato anche Tiger Woods, campione del passato recente finito nel vortice di un’involuzione che stenta a fermarsi e causata, come ricorderete, dalla passione (giustificata sotto certi aspetti) della Tigre per la patata. Inutile girarci intorno, la carriera e il matrimonio di Tiger si bloccarono proprio a causa di questo.

Niente da dire se il Tiger fosse stato single; in quel caso applausi. Ma Tiger Woods era sposato. Troppo “facile” tenere il piede e la mazza in più scarpe con i tacchi. E alla fine, credo, le conseguenze le paghi.

Ecco allora che alla ribalta sale Bubba Watson. “Ciao sono Bubba…”. Me lo immagino presentarsi con il nome di Bubba…anche se a dire la verità lui è Gerry Lester Watson ma gli amici (e che amici) lo chiamano Bubba. Vabbè, Bubba Watson ha vinto, con tenacia e coraggio, mettendo tutti in fila. Uno sport, il golf, che unisce lo sforzo fisico ad uno sforzo mentale sovraumano. L’ho provato solo una volta. Divertente ma impegnativo.

Da una sorpresa che vince ad un campione deluso. Quel Valentino Rossi che negli anni passati stravinceva tutto e poteva permettersi ogni cosa e che oggi, dopo il primo round stagionale si dichiara già sconfitto. Pretattica, solo pretattica a mio modo di vedere. O comunque volontà di parare il colpo in attesa di essere il Vale Rossi dei giorni migliori, il divoratore di avversari e il Conquistadores di primi posti. L’augurio è che il Vale Rossi di oggi, quello che mi auguro riuscirà a risalire la china e a tornare al primo posto, tra sudore e sacrifici, non faccia più errori simili a quelli commessi in passato: mi ricordo una giornata a Misano, Yamaha Fest di non so che anno. Appena arrivato a Sportitalia fui mandato ad intervistare Marco Melandri e Valentino Rossi. Melandri ci aspettò nelle vicinanze di un kartodromo, saluti e pacche sulle spalle, intervista in orario e poi salutoni. Vale Rossi arrivò sul palco con tre ore di ritardo, scese dal palco ritirandosi nel camper-vip senza rispondere ai giornalisti, arrivò in pista due ore più tardi e si concesse, finalmente, alle domande dei reporter. Ad un’unica condizione…!

NON FATEMI DOMANDE SUL MOTOMONDIALE O SULLA CORSA AL TITOLO, disse…! Comeee???

Erano i tempi, se non ricordo male, della sua lotta con Biaggi e qualcun altro, eravamo nel pieno della bagarre. Dopo sei ore di attesa per una domanda avrei potuto chiedere a Rossi come stavano i fiori del suo giardino, che ne pensava dell’ultimo vincitore di Sanremo, cosa ne sarebbe stato del mondo senza il Grande Fratello e anche il perché, secondo lui, i trichechi non vivono dove vivono i canguri.

Ma del mondiale in pieno svolgimento nulla di nulla. Me ne andai facendogli comunque la domanda sul mondiale, alla quale lui rispose con poche parole, mentre si infilava il casco. Me ne andai incazzato pensando al trattamento ricevuto. Era nel pieno della sua fase ascendente, non perdeva mai. Da allora anche lui è cresciuto e credo che oggi non terrebbe più un atteggiamento del genere. Lo immagino più campione, dentro e fuori dalla pista, nella speranza che adesso il Bubba Watson vincitore sul campo rimanga tale anche fuori dal green. Facile “sboronarsi” col mondo quando tutto va bene. Poi è il mondo che spesso ti si “sborona” quando invece sei a terra.

Imparare dai veri sportivi che, vincano o perdano, rimangono con le palle quadrate e gli occhi rivolti all’obiettivo. Viva lo sport e viva Vale Rossi, non mollare!

Per saperne di più su Tiger Woods e le sue scappatelle – http://en.wikipedia.org/wiki/Tiger_Woods

Francesca Piantanida

Per saperne di più su Bubba Watson ho invece chiesto qualche dettaglio a Francesca Piantanida (in foto), collega e anchorwoman di Sportitalia con una grande passione questo sport nonchè conduttrice di SI GOLF: “Watson è uno dei golfisti piu’ forti in circolazione. Ha giocato anche la Ryder Cup nel 2010 con gli Stati Uniti. E’ un professionista americano mancino del 1978. Autodidatta. Ha iniziato a giocare nel Pga Tour nel 2006. All’attivo ha 4 vittorie nel tour americano. Nel 2010 ha rischiato di vincere il suo primo major della carriera nel Pga Championship in un testa a testa finale con Martin Kaymer. Si e’ riscattato quest’anno vincendo il primo major della stagione: l’Augusta Masters.”

Grazie Francesca!

Boat Race 2012…gli imprevisti del viaggio…!

Cambridge (a sinistra in chiaro) e Oxford (a destra in blu).

E pensare che doveva essere una “semplice” Boat Race. Ma si sa, la Oxford-Cambridge di canottaggio non è mai una semplice gara. E’un mix di storia, tradizione, potenza, forza di volontà e fortuna.

Dopo averla commentata più volte, quest’anno me la sono goduta. Non a Londra, dove sono stato due volte l’anno scorso e dove un giorno, prima o poi, la vedrò dal vivo. Ma in tv.

L’edizione 2012 riassume, a mio parere, ciò che ognuno di noi può incontrare nella propria vita se sceglie di mettersi in gioco. Una gara tirata, sofferta e goduta, ricca di imprevisti e situazioni mai verificatesi fino ad ora.

Si parte, sulle acque del Tamigi, nel cuore di Londra. E subito i dark blue di Oxford provano a prendere vantaggio. Gli otto di Cambridge però, i light blue, rispondono colpo su colpo all’armo al cui timone è protagonista oggi una donna: Zoe de Toledo, 23 anni, 169 centimetri e 49 chilogrammi di grinta e determinazione, studentessa in psicologia. A metà dei 6,8 chilometri il primo colpo di scena. Proprio Oxford trova sulla propria scia un “simpatico” bagnante che costringe i giudici a fermare la gara, recuperare il “cavallo pazzo londinese” e a far ripartire la prova quindici minuti più tardi. Alla Bbc parlano di Big Drama visto che era dal 2001 che la gara non veniva fermata e poi fatta ripartire.

Riallineati gli armi, non senza difficoltà, il nuovo via alla Boat Race numero 158. Ma dopo pochi metri un altro imprevisto, un clash…uno scontro, tra le due barche. Cambridge ne esce indenne, Oxford senza un remo andato in frantumi nella collisione.

Viaggio a Londra, un anno fa.

In otto contro sette Cambridge prende il largo e va a vincere la sua ottantunesima Boat Race, lasciando Oxford a settantasei. Al traguardo i light blue gioiscono mentre a piangere sono i dark blue. Tra le lacrime c’è anche un malore. Quello di Alexander Woods, il “bow” di Oxford che collassa pochi minuti dopo la fine, giusto il tempo di veder respinto l’estremo tentativo degli oxfordiani che avanzano ricorso ufficiale per la sconfitta. Ricorso respinto dalla giuria. Il britannico Woods, 78kg x 188cm, viene caricato in tutta fretta sulla barca di soccorso.

La cerimonia finale salta proprio per la preoccupazione legata alle sorti di Woods. Londra è preoccupata per il giovane ma è al tempo stesso appagata per quanto visto. E lo sono anch’io. Colpi di scena, momenti veri, atleti che mettono il cuore e lo gettano oltre l’ostacolo. Questo è lo sport, un viaggio ricco di soddisfazioni ma anche di momenti difficili. Nell’anno dell’Olimpiade mai Boat Race poteva essere più spettacolare ed emozionante. Oxford, già da ora, pensa al riscatto tra un anno. Cambridge, già da ora, punta a ripetersi.

Spettacolo.